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Rassegna stampa

Il Sole 24 ore

06/05/2007 - IL SOLE 24 ORE

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Moravia: la mia sola monogamia

di Mario Andreose

Lo scrittore descrive così il suo rapporto con la casa editrice Bompiani, ironizzando sulle sue avventure amorose di Mario Andreose
«Quella con Bompiani è l'unica forma di monogamia che mi riconosco» ci confidò un giorno Moravia, divertita allusione, in chiave retorica, a una vita sentimentale alquanto movimentata («specie dopo i cinquanta»). È un caso rarissimo, e forse unico, nella storia letteraria del '900 una fedeltà editoriale di tale durata. Ma come in alcuni matrimoni, vi devono aver giocato elementi più misteriosi e diversi del l'amore.
Il mattino del 26 settembre 1990, appena sbarbato e pettinato, davanti allo specchio del bagno, con un asciugamano che gli cinge i fianchi, Moravia aspetta, con l'emozione di sempre, la prima copia di un nuovo libro scritto, non senza qualche remora, con Alain Elkann: Vita di Moravia. Ma in un attimo di distrazione, condizione a ciò necessaria da lui stesso teorizzata, cessa di vivere a 82 anni.
Il 27 settembre 1990 Valentino Bompiani compie 92 anni e ha appena saputo della morte di Moravia; lo assale un febbrone che lo costringe a letto. Non gli riuscirà più di tornare nella forma che tutti gli invidiavamo, fino alla sua scomparsa nel febbraio del 1992. In un momento di ispirazione compila, per il «Corriere della sera», un catalogo degli amici, quasi un bilancio contabile di una vita. Nel l'elenco non compare il nome di Moravia.
D'altra parte, se si sfoglia il voluminoso carteggio tra i due, nel periodo dal 1934 al 1971 (anno in cui Bompiani cede la casa editrice), il tono prevalente è piuttosto professionale: accordi contrattuali, pagamenti, scadenze, bozze, copertine, i problemi con la censura fascista prima e con i magistrati sessuofobi poi. Nulla a che vedere con gli epistolari Zavattini, Savinio, Alvaro, Brancati rivelatori di una grande intimità umana e intellettuale.
Ma forse quello che aveva di più addolorato, e indignato, Valentino, alla fine della partita, era il resoconto di Moravia del suo approdo in Bompiani, come lo aveva dettato a Elkann: merito, diceva, di Paola Masino che aveva insistito con l'editore che "esitava". Ora, non sappiamo se l'esitazione ci sia stata e per quali motivi, magari per l'esordio Bompiani avrebbe preferito un romanzo piuttosto che i racconti dell'Imbroglio, che esce nel '37. L'appassionato interesse dell'editore per l'autore de Gli indifferenti è però documentato, se mai ce ne fosse bisogno, dalle lettere tra loro scambiate, tre anni prima, tra gennaio e marzo 1934.
Da quel momento ha inizio il percorso comune, che però non fu subito una marcia trionfale, ma anzi una corsa a ostacoli: pochi mesi dopo per le leggi razziali (il padre di Moravia era ebreo) e poi i disagi della guerra.
Il ritorno al successo e alla fama, degni dell'esordio del '29, avviene solo con Agostino nel '45. Ne derivano per Moravia altre attività "secondarie", sceneggiatore cinematografico e reporter giramondo, che sembra accettare di contraggenio e di cui informa puntualmente l'editore, con l'auspicio ricorrente di potere occuparsi solo di letteratura.
Per nostra fortuna, lo scrittore di viaggi ha continuato a convivere con il narratore e saggista.
1Sabato 12 maggio, alle 21, presso la Sala Rossa della Fiera del libro di Torino, si terrà il convegno «Ricordo di Alberto Moravia. Cent'anni dalla nascita», con Dacia Maraini e Antonio Scurati. Coordina Mario Andreose.

Mario Andreose

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