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Il Simposio internazionale della fragola torna in Italia

Rimini (9 maggio 2019) – Il prossimo anno il Simposio internazionale delle fragole tornerà in Italia a 32 anni di distanza dall’ultima volta. Dal 1988 infatti, quando si tenne a Cesena il primo International Strawberry Symposium, la manifestazione è stata sempre organizzata all’estero. Per il ritorno nel Belpaese il Simposio prevede una serie di appuntamenti itineranti, con visite in campo dalla Basilicata al nord Italia, e un cuore convegnistico in Romagna.

L’evento della Società internazionale per la scienza orticola (Ishs) vedrà una serie di convegni al Palacongressi di Rimini dal 2 al 5 maggio 2020, con una giornata finale il 6 maggio 2020 nei padiglioni fieristici in occasione di Macfrut.A farsi carico dell’organizzazione del Simposio in Italia, pronto ad accogliere centinaia di ricercatori da tutto il mondo, sono stati il Crea (Centro di ricerca Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura sede di Forlì) e l’Università Politecnica delle Marche, mentre la parte logistica è stata affidata, a seguito di bando, ad Aim Group International.

Oggi pomeriggio (giovedì 9 maggio) a Macfrut si è tenuta una tavola rotonda per fare il punto sul settore delle fragole in vista del Simposio 2020: “Tre anni fa in Canada abbiamo battuto la valida concorrenza degli olandesi – ha esordito Gianluca Baruzzi del Crea – e questa è un’occasione incredibile per l’Italia, una vetrina in cui il nostro Paese deve mostrarsi nel modo migliore possibile, senza rivalità. Non ci sono altri paesi al mondo in cui, viaggiando per 7-800 chilometri da nord a sud, si possano trovare tecniche di coltivazione così diverse e varietà così diverse”. Basti pensare che, solo nello stand che ospitava la tavola rotonda, erano in mostra un centinaio di campioni di 42 varietà diverse, provenienti dai 3800 ettari coltivati a fragole in Italia.

Bruno Mezzetti, del dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e ambientali dell’Università Politecnica delle Marche, ha spiegato come il Simposio sarà distinto in tre momenti: Scienza, Tecnologia (con visite in campo) ed Educazione (con il coinvolgimento di giovani studenti).

Nella tavola rotonda, moderata dal giornalista Cristiano Riciputi, si sono confrontati Mirco Zanelli (direttore commerciale di Apofruit, che per le fragole collabora con l’azienda Piraccini Secondo), Jacopo Diamanti di Civ (Salvi vivai e Vivai Mazzoni), Primo Anselmi (Aposcaligera), Gianluca Savini (Sant’Orsola), Juan Carlos Garcia (Cuna de Platero – Huelva), Pietro Ciardiello (cooperativa Sole), Carmela Suriano (Planitalia e club Candonga).

Dal confronto è emerso come la produzione romagnola ora sia sostanzialmente stabile, mentre nel veronese risulta in calo, con un mercato domestico che presenta buoni risultati e dovrebbe essere tenuto in maggiore considerazione dai produttori. Esiste un problema di manodopera, dato che raccogliere fragole è un lavoro duro e non si trova abbastanza personale locale. Le produzioni italiane sono più frammentate rispetto a paesi come la Spagna (là un’azienda produce in 600 ettari, in Italia per arrivare alla stessa estensione servono oltre un centinaio di imprese) e servirebbe una strategia concertata a livello europeo, o quanto meno di bacino del Mediterraneo, per la fragola e i piccoli frutti.

La ricerca sulla fragola in questi anni sembra aver parlato più al produttore (che chiede precocità e quantità) e meno al mercato (che vuole prodotto omogeneo in periodi lunghi). Per il futuro è avvertita la necessità prodotti qualitativamente superiori, con una ulteriore diversificazione dell’offerta da proporre ai consumatori.

Seconda giornata del Tropical: focus sull’ananas

Sempre più spesso l’ananas rappresenta una scelta salutare e veloce per i nostri snack giornalieri. Ma quanto conosciamo questo frutto a polpa gialla di provenienza tropicale? Se ne è parlato alla seconda giornata del Tropical Fruit Congress al Macfrut, con testimonianze da tutto il mondo.

“L’ananas è il secondo frutto tropicale più importante dopo la banana – ha detto Pierre Escodo di Eurofresh Distribution – Nel 2018 il 50% delle esportazioni mondiali di ananas sono partite dalla Costa Rica con 8 milioni di tonnellate di volumi mentre nel secondo gradino del podio per esportazioni si collocano le Filippine. Gli importatori più rilevanti sono gli Stati Uniti, mentre in Europa primeggia l’Olanda quale maggiore importatore con 318mila tonnellate, il 77% delle quali viene poi nuovamente esportato. Il terzo mercato ricevente più importante è invece rappresentato dalla Cina (185 mila tonnellate), ma anche il ritorno della Russia segna numeri importanti, con importazioni cresciute del 16% solo lo scorso anno. E’ giunto il momento di sostenere la crescita a lungo termine di questo mercato, puntando su nuove varietà come il baby ananas, tenendo conto dei nuovi attori che entrano sul mercato come la Cina, l’Ecuador e l’Africa, semplificando il processo di consumo del prodotto e il segmento del fresco. Solo combinando questi fattori, nel futuro a medio termine potremo avere un grande potenziale di crescita per l’ananas”.

A testimoniare il forte legame che lega la produzione di ananas alla Costa Rica è stata l’azienda Upala Agricola: “In Costa Rica il 35% delle esportazioni agricole è rappresentato dall’ananas inviato negli Stati Uniti, seguono poi Europa e molto lentamente anche il mercato cinese. Se vogliamo crescere in futuro, dobbiamo continuare a migliorare il prodotto per ottenere un volume di vendita più ampio, oltre a risolvere le problematiche di logistica con l’Asia e in Medio Oriente. Tra le nuove sfide di cui tener conto c’è sicuramente anche l’adozione di una produzione biologica”.

Arriva invece dalle Filippine la realtà di S&W Fine food international che ha classificato le isole come il secondo produttore di ananas al mondo: “Consapevoli delle nuove richieste dei consumatori, già tre anni fa abbiamo iniziato a commercializzare l’ananas tagliato in tranci o bastoncini e surgelato, un prodotto rivoluzionario che mantiene il tipico gusto dolce e le stesse proprietà nutritive del frutto fresco”.

A puntare su una maggiore qualità e trasparenza nel comunicare l’ananas è stata l’azienda italiana Dole, che da qualche anno ha sviluppato la piattaforma online ‘Dole Earth’: “Con il nostro sito vogliamo rendere protagonista il consumatore che, inserendo il codice a cinque cifre che trova direttamente sul frutto, può identificare la piantagione esatta in cui l’ananas è stata prodotto. Allo stesso tempo, crediamo molto nell’educazione alimentare per i consumatori e nel sostegno a un corretto stile di vita: per questo abbiamo sviluppato i nostri messaggi ‘100% natural snacking’ con cui identifichiamo l’ananas come snack perfetto da consumare in ogni momento della giornata”.

Il produttore di prodotti freschi Robinson Fresh ha invece proposto un ragionamento sull’andamento generale dei mercati: “La produzione mondiale di ananas sta aumentando ma cambiano le modalità di consumo: in generale c’è un aumento di consumo di prodotto già pronto e il mercato deve adattarsi giocando su creatività e nuove soluzioni di packaging. In alcuni Paesi questo meccanismo funziona già; ad esempio negli Stati Uniti il 54% dei consumatori è disposto a pagare di più pur di avere un prodotto già pronto al consumo”.

Una testimonianza del tutto italiana è arrivata da Alessandro Dal Bello, vicepresidente di Sife, azienda di vendita all’ingrosso di prodotti ortofrutticoli che vede il suo core business nel commercio di banane e ananas dalla Costa Rica: “Anziché giocare sul prezzo, per incrementare il consumo di ananas dobbiamo puntare sulla trasformazione del prodotto, interrogandoci allo stesso tempo sulla sostenibilità dei packaging utilizzati. Qualsiasi nostra politica deve sganciarsi dalle decisioni della grande distribuzione: solo in questo modo riusciremo a spalmare i guadagni su tutta la filiera”.

A confermare i nuovi trend di consumo dell’ananas è stato anche il leader mondiale nelle ricerche sul mercato Kantar che ha spiegato “In linea con la tendenza a scegliere prodotti sempre più facili da consumare, allo stesso modo l’ananas già pronto rientra tra le alternative più importanti rispetto ai classici snack”.

Il valore della Marca in ortofrutta

In che misura la marca orienta il comportamento del consumatore nel reparto? Quali sono i valori e le aspettative nei confronti dei prodotti ortofrutticoli brandizzati? Cercando di rispondere a queste domande è stata realizzata l’indagine di SG Marketing, presentata oggi pomeriggio durante il Convegno dal titolo “Il valore della marca in ortofrutta per il consumatore finale. Vissuto, strategie e testimonianze“.

Dall’analisi di Salvo Garipoli è emerso quanto la marca del produttore ortofrutticolo rappresenti per il consumatore un valore concreto su cui lavorare per garantire qualità consistente; che la convivenza private label e brand del produttore è indispensabile per valorizzare il percepito del reparto e quanto il punto di vendita continuerà anche in futuro a essere il luogo in cui la marca realizza la propria dimensione esistenziale.

Alla tavola rotonda successiva sono intervenuti cinque big del settore, portavoce di un modello di valorizzazione dell’ortofrutta. “Per Marlene il marchio rispecchia i valori dei produttori stessi e del territorio, per questo i nostri testimonial sono gli stessi soci – ha dichiarato Hannes Tauber, marketing manager manager -. Sappiamo di dover ascoltare il mercato e capiamo l’importanza degli operatori in punto di vendita nel comunicare il brand Marlene. Per questo vogliamo intraprendere un progetto di formazione degli addetti in reparto trasmettendo loro i valori delle nostre mele per poi comunicarli al meglio al consumatore finale”.

“Fare marca è trasmettere un’identità per cui è necessario farlo responsabilmente e con passione, arrivando al consumatore con il proprio nome e con i propri valori in maniera chiara e sintetica – ha precisato da parte sua Andrea Battagliola, direttore generale La Linea Verde – “Un dato che mi ha sorpreso molto è il peso degli investimenti in comunicazione delle imprese ortofrutticole, pari ad appena l’1,3%, a fronte del peso dell’ortofrutta pari al 12% sulle vendite del food in generale. Dobbiamo chiederci i motivi e gli effetti di questi dati e lavorarci sopra”.

“Il nostro era un progetto chiaro con obiettivi definiti: valorizzare e riscoprire l’ortofrutta. L’idea nasce dalla passione e da quella che ci sembrava un’esigenza. Per questo il nostro target di riferimento siamo state noi stesse. Abbiamo cercato di portare sul mercato prodotti che in primis piacessero noi stesse: da una parte i bisogni di una mamma, la mia, e dall’altra io, una ragazza di vent’anni con l’amore per il design e la comunicazione che acquista tenendo conto dell’experience e dell’estetica dei prodotti”, ha dichiarato Marianna Palella, founder e CEO Citrus L’Orto Italiano.

“La private label non deve essere vista come un nemico del brand del produttore; per rimanere leader bisogna continuare a investire in innovazione (di processo, prodotto, packaging, canali commerciali come per le Isole Almaverde Bio) e in comunicazione. Per questo stiamo lanciando un progetto di divulgazione del marchio nelle farmacie, nell’Horeca. Senza dimenticare tutta l’attività svolta online”, ha aggiunto Ilenio Bastoni, presidente Almaverde Bio.

“Quando nel 2002 abbiamo avuto il riconoscimento IGP pensavamo di aver già vinto la sfida. Negli anni però non abbiamo ottenuto i risultati sperati, così abbiamo fatto un passo indietro, intraprendendo un percorso di valorizzazione del prodotto che partisse da una nuova educazione del produttore, per poi comunicarla al consumatore”, ha concluso Salvatore Lentinello, presidente del Consorzio di Tutela del Pomodoro di Pachino IGP.

Info Macfrut 2019

Macfrut è organizzato da Cesena Fiera e si svolgerà in Fiera a Rimini nelle giornate 8-9-10 maggio 2019, orario 9.30-18.00.

www.macfrut.com

Rimini, maggio 2019

Ufficio Stampa Macfrut
PrimaPagina Cesena
(Filippo Fabbri – Giulia Fellini)
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