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LA COLLETTIVA DI Slow Wine Fair A WINES EXPERIENCE LONDON: LA PAROLA AI PRODUTTORI

In un mercato sempre più mutevole e dove la parola d’ordine è diversificare le destinazioni dell’export, alcune delle aziende protagoniste dell’area dell’ExCeL dedicata a Slow Wine Fair raccontano il proprio punto di vista su nuovi trend e prospettive per l’agroalimentare italiano buono, sostenibile e di qualità

Londra, 27 aprile 2026 – 18 cantine e 2 produttori di spirits provenienti da 11 regioni italiane – Abruzzo, Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana, Trentino-Alto Adige e Veneto –, oltre a una cantina ungherese. A Wines Experience London, la nuova piattaforma B2B sviluppata da United Experience, in collaborazione con Fiere Italiane SEA e BolognaFiere, per accompagnare produttori e operatori del wine&food italiano in mercati strategici e ad alto potenziale di sviluppo, la Slow Wine Fair ha portato una selezione di 20 produttori. Queste realtà, rappresentano le filiere di qualità che l’evento di BolognaFiere, nato da un’idea Slow Food, ha promosso per la quinta edizione dal 22 al 24 febbraio scorsi, in sinergia con SANA Food. Oltre che nella collettiva dedicata alla Slow Wine Fair, i produttori selezionati hanno presentato i propri prodotti agli operatori del mercato UK attraverso due masterclass, incentrate sui criteri verificabili per selezionare e valutare vino e cibo buoni, puliti e giusti, e sul rapporto tra vino, cibo e convivialità.
LA PAROLA AI PRODUTTORI DELLA SLOW WINE FAIR
questo link, le foto degli intervistati.

Giorgia Calì de Il Poggio di Gavi (Alessandria): «A Londra noi siamo importati da oltre dieci anni, ma vorremmo espanderci anche in altre città della Gran Bretagna ed è per questo che abbiamo deciso di accogliere la proposta della Slow Wine Fair. Nella zona del Gavi vengono prodotte circa 14 milioni di bottiglie, il 92% delle quali viene esportato all’estero, per il 60% in Inghilterra, che rappresenta, quindi, il più grande mercato della nostra denominazione. Per questo abbiamo ritenuto importante venire a rappresentare il Gavi di persona davanti a una platea di importatori, sommelier e altri operatori dell’Horeca. Spero che questa esperienza mi consentirà di conoscere meglio il mercato britannico, di capire come sta evolvendo in un momento di incertezza come questo e se ci sono opportunità concrete di sviluppo. Noi crediamo molto nella Slow Wine Fair e per noi il gruppo, la collettiva, fa la forza, anche se ci sono più produttori di una stessa denominazione. Puoi connetterti coi tuoi colleghi e l’esperienza – positiva o negativa – diventa patrimonio condiviso. Chi torna da un determinato Paese magari ti segnala che il tuo vino potrebbe essere d’interesse in quella zona, c’è uno scambio di informazioni che può aprirti le porte e la mente».

Edyta Kowalczyk e Shayle Lambie-Shaw di Agricola Arzilla, Fano (Pesaro Urbino) «Veniamo rispettivamente dalla Polonia e dalla Nuova Zelanda, e siamo cittadine italiane da oltre vent’anni. Ci siamo conosciute attraverso la nostra attività vitivinicola. Come produttrici di vini naturali, a febbraio abbiamo partecipato per la prima volta a Slow Wine Fair, perché ne condividiamo il pensiero, sia nella produzione che nella degustazione. A Bologna ci siamo trovate molto bene e abbiamo incontrato tanti amici e nostri clienti Horeca. Oltre ad averci accolto positivamente, la Slow Wine Fair offre opportunità come questa di Londra, che per noi è la prima fiera a livello internazionale, anche se abbiamo dei distributori in Polonia, Belgio, Olanda e Danimarca. Abbiamo scelto di venire a Londra perché qui arriva vino da tutto il mondo, anche di livello altissimo, e perché non è un Paese di produttori, contrariamente alla Francia, ad esempio. L’Inghilterra è una frontiera di promozione del vino come prodotto per tutte le tasche. E il nostro stile di produzione naturale segue proprio il trend di oggi: vino a più bassa gradazione, meno impegnativo, più bevibile da tutti. Produciamo solo 25mila bottiglie, con il 100% uva, senza manipolazioni, e questo viene apprezzato. Nella nostra regione siamo sempre state un po’ snobbate, perché i vini naturali sono una nicchia e ad essere spinto è quasi solo il Verdicchio. Ma adesso, grazie alla Slow Wine Fair, ci arrivano tante richieste e abbiamo più visibilità nel mercato slow. Siamo ambasciatrici di uvaggi autoctoni che un po’ stanno scomparendo, come il Bianchello del Metauro, DOC storico, e tra i nostri obiettivi c’è quello di valorizzare i vitigni al confine tra Marche ed Emilia-Romagna, di salvaguardare le colline, di comunicare anche all’estero il lavoro che c’è dietro le bottiglie».

Sally Aragon di Venturini Baldini, Quattro Castella (Reggio Emilia): «Siamo venuti a conoscenza di questo evento grazie a Slow Wine Fair, cui abbiamo partecipato per la prima volta lo scorso febbraio e dove torneremo nel 2027. Vogliamo portare anche al di fuori dell’Italia il concetto di Lambrusco e di come l’abbiamo innovato. Da dieci anni a questa parte l’azienda è gestita dalla famiglia Prestia, che ha dato un’impronta biologica all’intera filiera produttiva. Siamo stati la prima cantina certificata bio dell’Emilia-Romagna, quindi la qualità che diamo ai vini e che Slow Wine Fair cerca di trasmette come movimento è qualcosa in cui ci identifichiamo. Inoltre, nel 2025 abbiamo ottenuto la certificazione B Corp, che garantisce al cliente e al consumatore finale il rispetto dell’ambiente, del sociale. Siamo presenti a Londra da una decina di anni tramite un piccolo importatore, ma vogliamo farci conoscere anche in altre aree. Essere all’ExCeL, per noi, è parte di un percorso continuativo che parte da Slow Wine Fair. A Bologna eravamo con I Custodi del Lambrusco, quindi con cantine delle nostre zone che già conoscevamo, mentre qui abbiamo l’occasione di aprirci verso altre regioni e cantine. Vedo tutti aperti al confronto, all’assaggio, a scambiarsi opinioni. Nei mercati in cui siamo importati – Spagna, Germania, Paesi nordici, Stati Uniti e Canada –, lavoriamo con una linea entry level, Montelocco, ma a Londra abbiamo portato anche la linea premium, più selezionata, che vogliamo offrire al buyer più attento».

Alessandra De Cinti, Cantina Fabrizio Dionisio, Cortona (Arezzo)

«Siamo presenti sul mercato inglese con una piccolissima quota, attraverso un importatore, quindi abbiamo colto l’occasione offerta dalla Slow Wine Fair, cui abbiamo partecipato nelle ultime tre edizioni. Vorremmo conoscere meglio questo mercato, capire se vale la pena di investire, magari allargare la nostra presenza qui. Per un’azienda piccola come la nostra, in una zona della Toscana poco conosciuta dal punto di vista vinicolo, prendere parte alla collettiva di una fiera solida come la Slow Wine Fair dà delle possibilità in più. Negli anni siamo riusciti a farci conoscere più per il prodotto che per la zona di produzione. Questo anche perché vent’anni fa il mondo del vino era molto diverso: c’era più spazio per le piccole aziende, mentre oggi è più difficile emergere. E poi perché siamo biologici certificati, un atout che rende più attrattivi sia in Italia che all’estero. Sui mercati esteri siamo presenti in Estonia, Francia, Germania e Svizzera, oltre che negli USA e ad Hong Kong. Crediamo che piccole realtà come la nostra debbano lavorare in Paesi dove c’è richiesta di un certo tipo di prodotto e la logistica non è troppo complicata. Il contraccolpo della situazione internazionale comincia a farsi sentire e in questa fase funziona più l’enoturismo dell’export; per questo, ci dedichiamo anche all’accoglienza in cantina, proponiamo wine experience, eventi di promozione sul territorio. I mercati esteri sono quasi tutti saturi. Per questo, per aziende vitivinicole di dimensioni ridotte, una piattaforma come Wines Experience e una collettiva come quella promossa da Slow Wine Fair possono fare la differenza. L’importante è individuare attentamente i mercati più ricettivi».
Slow Wine e Fair e SANA Food torneranno insieme a BolognaFiere per laterza edizione dal 21 al 23 febbraio 2027.

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